
Lettera di Simonpietro Marchese al Moderatore
Caro
Moderatore,
mando in una dimensione di preghiera e di gioia la richiesta di poter diventare
pastore dell’Unione delle chiese valdesi e metodiste dopo molti anni di vita e
lavoro nella chiesa.
In un tempo di forti spostamenti di popolazioni mi considero anch’io un
migrante, perché figlio di una coppia di evangelici calabresi che dalle pendici
della Sila Piccola si trasferì a Nord nel territorio del triangolo industriale
.
Questo lembo remoto degli Appennini silani è stato luogo di fondazione di nuove
chiese prima evangeliche e poi valdesi tra le due guerre da parte di quattro
prozii anch’essi emigrati e ritornati pastori dal grande esodo dall’Italia
alle Americhe.
Alcuni parenti furono portati al confino perché colportori e il periodo tra le
due guerre fu pieno di violenze psichiche e materiali.
Nato a Genova con formazione tra le chiese valdesi e metodiste di Sampierdarena,
Verbania, e Biella. Quest’ultima è stata quella dove dopo scuola domenicale e
catechismo mi sono confermato e ho iniziato da giovane a ricoprire incarichi di
responsabilità nella comunità dalla predicazione, ad anziano di chiesa
verbalista.
Una memoria piena di un mosaico d’esperienze stimolanti e preziose.
Ricordo con affetto periodi intensi come la partecipazione durante i miei studi
universitari di Agraria al Progetto Torino della FGEI, che aveva come obiettivo
l’aggregazione e l’animazione biblica di tutti i giovani del II e III
Circuito. La passione per l’aspetto culturale dalla formazione di centri
culturali dall’Arturo Pascal di Torino al Girolamo Zanchi di Bergamo, dal Ruah
di Taranto inaugurato da un Giorgio Spini pieno di vitalità e formato da membri
di diverse chiese evangeliche e ADI, ai più recenti associazione protestante di
cinema Roberto Sbaffi e Tavolo Interreligioso di Roma alla partecipazione alla
redazione allargata di Gioventù Evangelica e di quella di Protestantesimo.
Arrivo a questa vocazione a quarant’anni e dopo aver lavorato per dieci anni
nel sociale come educatore di Centri di aggregazione giovanile comunali e
educatore di strada, come coordinatore del centro ecumenico culturale “La
porta” di Bergamo, in case di riposo pubbliche e opere della chiesa come la
casa per anziani di Gorle.
Una biografia che va letta anche sotto l‘aspetto dei miei limiti, il dolore e
il disincanto dopo il primo matrimonio, l’eccessivo entusiasmo per l’attività
della chiesa che avevano bisogno di tempi diversi e di più distanza emotiva.
Fondamentale per il mio percorso l’incontro nel ’98 con la mia compagna
Myriam Inglese e le due figlie Silvia e Valentina che riempiono la mia vita
privata di ogni benedizione e spiritualità.
Nell’ottobre del 1996 ho risposto alla richiesta della Tavola di iniziare il
mio percorso straordinario di avvio al pastorato, ho lasciato il mio lavoro e ho
iniziato a frequentare prima a distanza e poi per quattro anni la Facoltà
Valdese di Teologia, dove ho potuto approfondire la mia passione per lo studio
teologico.
Credo sia importante sottolineare la mia formazione. Ho frequentato con costanza
centri evangelici e ecumenici con particolare rilievo Bethel e Agape e con la
partecipazione a numerose staff, e la militanza nella REFO (Rete Evangelica Fede
e Omosessualità) come coordinatore teologico continuano ad arricchire di
stimoli e opportunità la mia ricerca.
Gli ultimi due anni li ho trascorsi come candidato nella chiesa valdese di
Milano con la cura anche di Cinisello e Pavia, anche qui le occasioni di
formazione non sono mancate, dall’ecumenismo di una grande città, al centro
culturale, dalla formazione monitori e catechisti al gruppo visitatori dal
contributo delle vivaci realtà dall’attiva presenza della chiesa in
formazione di Pavia alla testimonianza civile del centro Jacopo Lombardini di
Cinisello.
Un ringraziamento di cuore va a tutte le sorelle e i fratelli che mi sono
state/i vicini in questo percorso con tutti i loro consigli e la loro umanità
ed una molteplicità di fedi e testimonianze.
Credo che in questa vocazione valga sempre di più la regola dell’ascoltarsi
ascoltando e questo anche nei suoni e nei pensieri, profumi e vento, sentimenti
e desideri, sogni e bisogni.
Penso che bisogna lasciare entrare dentro di noi le sensazioni ed emozioni che
possono sembrarci estranee, che poi possono diventare talvolta parte di noi,
realizzando uno dei tanti aspetti della nostra personalità, dell’intero
creato.
Simonpietro Marchese