Con in testa la banda della città
di Mauro Pace

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Con in testa la banda della città, parte dalla periferia grossetana l'allegro corteo. Ci sono camion con la musica a tutto volume, ragazzi e ragazze che ballano, indossando costumi stravaganti e divertenti, ci sono coppie che si tengono teneramente mano nella mano, famiglie con carrozzina al seguito, sorrisi, allegria, complicità.

Il settore più gioioso e colorato è sicuramente quello che attornia il carro-camion del MIT (Movimento Italiano Transessuali), dove bellissime drag-queen si dimenano e lanciano baci al pubblico euforico, due ragazze a piedi nudi saltellano ballando avanti e indietro, tutt* danzano insieme a tutt*. Non solo l'orientamento sessuale, ma pure la stessa identità è libera e questa libertà è così contagiosa, così irresistibile che la festa  dilaga.

Gli striscioni rappresentano un universo talmente variegato, per cui nessun* può sentirsi fuori posto: tutt* sono normali perché nessun* è normale. Dalle lesbiche contro la guerra ai conservatori e le conservatrici del Gaylib, dagli atei e le atee del movimento raeliano (travestit* da angioletti tutt'altro che asessuati) fino a noi, che sfiliamo con lo striscione Rete Evangelica Fede e Omosessualità. Ma un minimo di sorpresa siamo pure riuscit* crearla, in un ambiente dove tutto è lecito e pure tutto è utile… Così tante sono state le foto scattate al nostro striscione, gli zoom delle telecamere e qualche persona più coraggiosa ci poneva delle domande. "Ma quindi voi non siete contrar* alle campagne d'informazione per l'uso dei profilattici?" Che sfida, che follia, voler mostrare nelle nostre persone, sui nostri visi allegri, che Cristo ci ha donato la libertà, insieme alla responsabilità, che in Lui non c'è più né Giudeo né Greco, né uomo né donna, né eterosessuale né omosessuale. Che, senza rinunciare alla nostra identità, possiamo accettare il suo dono di farci suoi. Tutto questo in Italia suona utopia se non follia alle orecchie dei più. Ma noi sappiamo che è realtà e non possiamo tacere.

Ai margini delle strade e alle finestre, la gente del luogo ci guarda benevola e incuriosita. Qualcun* applaude o balla, tutt* sorridono. In alcuni punti ci sono più persone fuori dal corteo che dentro. Certo, sarebbe stato bello che si fossero unit* a noi (e in tant* lo hanno fatto), ma eravamo lì per testimoniare di una realtà che, nelle città più piccole, spesso è nell'ombra e, per la maggioranza, è solo immaginata, ricca di stereotipi e facili giudizi. Che siano venut* a vedere e si siano mostrat* accoglienti è un gran risultato.

E l'emozione si fa ancora più intensa la mattina successiva al Culto. Ci sono almeno 50 persone tra cui membri delle comunità battiste grossetana e livornese, i ragazzi cattolici del gruppo Narciso e Boccadoro e alcune persone nuove. La liturgia è incentrata sull'amore e sulla follia, o meglio sulla follia dell'amore. Nel sermone, la pastora Elizabeth Green ci spiega come, per i contemporanei e le contemporanee di Gesù, l'unica spiegazione al suo messaggio rivoluzionario fosse la follia. Come la liberazione che è il Vangelo sia stata nei secoli liberazione dal modello patriarcale, dalla condizione di dipendenza della donna, da modelli sociali che escludono la responsabilità individuale in favore di una morale imposta con la forza.

Ispirata dalla liturgia ebraica di Pesach (la festa della liberazione dalla schiavitù d'Egitto), vicino al tavolo della Santa Cena, c'è una sedia vuota, pronta per essere occupata dalla prossima persona che accoglieremo. Il Culto si chiude con il canto "ti amo nell'amore del Signore" e questo amore viene dimostrato abbracciando i fratelli e le sorelle presenti. L'energia è palpabile, l'amore non è  un concetto astratto, ma vibra e suscita i sorrisi, le lacrime, la gioia dei e delle presenti.